Per
accedere agli scritti della Serva di
Dio, Luisa Piccarreta sono necessari
alcuni requisiti: profonda formazione
Eucaristica; devozione alla Vergine
Santissima; sottomissione totale
all’autorità sacerdotale; tutti i suoi
scritti devono essere letti e meditati
alla luce della Sacra Scrittura e del
magistero infallibile della Chiesa.
Solo in questo modo i suoi scritti sono
comprensibili e di altissimo valore
formativo cristiano, altrimenti possono
creare fanatismi inopportuni che
contraddicono chiaramente il pensiero e
la mentalità cristiano-cattolica della
Piccarreta.
I diari della serva di DIO, non si
presentano con un contenuto ordinato e
logico, perchè non sono nati per creare
un sistema teologico o per sviluppare
alcuni aspetti della dogmatica e della
morale della dottrina Cattolica. Infatti
non sono altro che la descrizione delle
sue esperienze mistiche sotto forma di
diario giornaliero, una cronaca dei
colloqui che ha continuamente con Nostro
Signore GESU’ Cristo.
Il Signore, diventa suo Maestro di
perfezione e la conduce sui sentieri
della santità, concedendole, dopo averla
forgiata nella sofferenza e
nell’esercizio delle virtù, il dono del
Divin Volere.
Questo dono non consiste nel fare la
volontà di DIO, ma nel vivere la Sua
volontà; in questo si distinguono tutti
i suoi scritti.
Stando a quello che la serva di Dio
asserisce, il vivere la Volontà di DIO
è il dono dei doni.
Tutti i suoi diari, possiamo dire, sono
un commento alle parole del Padre
Nostro: “Sia fatta
la Tua Volontà come in Cielo così in
terra”.
E’ il FIAT Santificante che deve avere
il Suo compimento in terra come in
Cielo.
La serva di DIO parla ampiamente del
FIAT creante, del FIAT redimente e
annunzia il FIAT santificante che
completa tutta l’opera di DIO. Come al
FIAT redimente ci volle la
collaborazione di una creatura affinché
il Verbo di DIO si facesse Carne, cioè
di MARIA Santissima, La eletta tra le
elette (stando al pensiero della
Piccarreta), così nella attuazione del
terzo FIAT, il Signore si serve di
un’altra creatura. Tutto si compie nel
più grande silenzio come è nello stile
di DIO.
Nei diari della Piccarreta possiamo
notare un approfondimento progressivo in
merito al cammino della perfezione delle
anime.
Nei primi diari si parla ampiamente
dell’esercizio delle virtù come la fede,
la speranza la carità, ecc…; il secondo
periodo lo possiamo individuare come “periodo
del dono”, cioè del Divin Volere.
Il terzo periodo come approfondimento
del dono del Divin Volere, e di tutti i
benefici che ne derivano per la salvezza
delle anime e del mondo.
In questi scritti si approfondiscono: il
mistero Trinitario,
dell’incarnazione di Nostro Signore,
Eucaristico, il ruolo della Vergine
Santissima nel piano salvifico di DIO ed
anche il ruolo della Piccarreta nel dono
del Divin Volere (terzo FIAT).
Deve però rimanere sempre molto chiaro,
nel leggere quei diari dove diffusamente
si parla di MARIA e di Luisa, nei loro
rispettivi ruoli, che non si possono
fare paragoni tra le due figure di
donne; è chiaro negli scritti il ruolo
irrepetibile ed unico della Vergine
Santissima, che entra a pieno titolo
nel Mistero di DIO ed è parte della
Sacra Scrittura, cioè della rivelazione
pubblica di DIO come ci viene indicato
nel nuovo Testamento specie nei quattro
Vangeli; ed a nessun cattolico è lecito,
se vuol rimanere tale, negare la
collaborazione che questa splendida
Creatura ha avuto nel piano salvifico
operato da Cristo suo Figlio, vero Dio e
vero uomo, per cui è Madre di DIO.
Per quanto riguarda la Piccarreta, tutti
i suoi diari e le sue esperienze
mistiche sono frutto delle rivelazioni
private, così come per qualsiasi altro
Santo è avvenuto; e non esprimono alcun
obbligo, infatti ognuno è libero di
accettarli o meno.
E se una persona, vuol dar credito ad
una rivelazione privata, ha sempre
bisogno della verifica del magistero
della Chiesa, che sola, può dare un
certo credito a qualsiasi scritto, pur
mantenendo sempre il loro valore non
obbligante.
Nei diari della Piccarreta, ci sono
molte espressioni dialettali, che per
poterle comprendere, necessitano di una
conoscenza approfondita del dialetto
coratino, come ad esempio, per citarne
una: “impicciare”, che sta a
significare l’interesse inopportuno, non
richiesto e voluto, di alcune persone
sulla vita privata o pubblica di altre.
Emerge chiaramente, dai diari della
serva di DIO, una mentalità contadina,
infatti la vita di Luisa si svolse in un
contesto fortemente rurale. Io
personalmente, l’ho sentita parlare, nel
puro dialetto coratino, in molte
occasioni in cui mi sono travato nella
sua casa, con mia zia Rosaria,
ascoltando i loro dialoghi; e spesso
trovandomi nella sua stanzetta ella mi
diceva: “Peppi’, pigh’ l’ spil da
terr”, che tradotto significa:
“Giuseppe raccogli gli spilli caduti a
terra”. Ma questo è solo uno dei
dialoghi avuti e dei quali sono stato
testimone.
Si parla della Piccarreta per la sua
santità e per il suo aspetto mistico, ma
viene trascurato l’aspetto sociale
svolto dalla serva di DIO a favore delle
ragazze povere di Corato.
Non è calcolabile, il numero di ragazze
che durante la vita della Piccarreta
hanno frequentato la sua casa, che era
diventata scuola di formazione e di
lavoro. Per le ragazze di Corato,
provenienti da ceti sociali che
rasentavano emarginazione, e che
facilmente finivano sulle strade,
imparare il lavoro del ricamo del
tombolo, i cui lavori erano molto
richiesti dalle famiglie benestanti e
nobili di Corato, era un enorme
promozione sociale e culturale. Molte di
queste ragazze, sceglievano la vita
religiosa ed altre erano avviate ad una
vita matrimoniale secondo la loro
specifica inclinazione.
La sua opera educatrice non si fermava
solo al recupero delle ragazze povere,
ma era rivolta anche ai ragazzi, i quali
la consideravano quale punto di
riferimento della loro vita e con
affetto la chiavano: “ Zia Luisa”.
Il sottoscritto ha conosciuto molte
famiglie le quali hanno raccontato i
benefici avuti nella loro vita dalla
formazione ricevuta dalla Serva di DIO.
Moltissime ragazze e molti giovani
abbracciarono la vita religiosa ed
alcuni sono ancora viventi, ed hanno
cariche prestigiose nell’ordine di
appartenenza.
Un altro aspetto da considerare è quello
profetico; un campo poco esplorato
quasi da tutti ignorato e trascurato.
Queste profezie si incastonano nei
dialoghi di Luisa con Nostro Signore
Gesù Cristo, come dei flash e si
trovano sparsi all’interno dei suoi
diari. Una di queste profezie, l’unica
riportata in queste riflessioni, sembra
abbia il carisma dell’attualità, e
riguarda precisamente la Germania: in
essa Il Signore rivela alla serva di DIO
di avere su tale nazione grandi
progetti, e che si convertirà tutta al
cattolicesimo. Questa profezia è del
1918 e Nostro Signore le disse
che non si sarebbe verificata presto.
Certamente siamo nel campo delle ipotesi
e delle supposizioni, anche se c’è un
invito alla riflessione.
Padre Bernardino Giuseppe Bucci
Ubbidienza
La prima virtù che emerge dagli scritti
della Serva di Dio è l’ubbidienza che la
caratterizza per tutta la vita. La vita
di Luisa potrebbe avere un nome:
“ubbidienza”. Sottomissione totale alla
autorità sacerdotale.
Dalle prime pagine dei suoi scritti
emergono tutti i temi che saranno poi
sviluppati in tutta la sua opera, ecco
alcuni:
il sole, la
luce, sono due simboli o segni di cui se
ne servirà per spiegare o rendere più
accessibile il suo pensiero, anche se
ribadisce che sono niente, anzi sono
sciocchezze, in confronto alle sue
esperienze mistiche.
La Vergine Santa, è un’altro tema
dominante, tanto da aprire nuovi
orizzonti nell’approfondimento del ruolo
di Maria nel piano salvifico.
Un elemento nuovo che non si riscontra
in altri mistici, è l’atteggiamento di
Gesù che, mentre ordina la sottomissione
totale all’autorità sacerdotale, non
permette una guida spirituale di un
sacerdote.
Infatti, Luisa non avrà mai un direttore
spirituale, questo compito lo assume Lui
stesso che la condurrà per mano verso i
sentieri della perfezione, usando
fortezza, ammonizioni, rimproveri e
mansuetudini, affinché la sua anima
fosse forgiata completamente dalla sua
grazia.
L’approfondimento sul mistero
dell’incarnazione e le relazioni che
intercorrono tra il Padre il Figlio e lo
Spirito Santo, il loro infinito amore
interscambiabili e l’amore verso gli
uomini, nonostante l’ingratitudine,
scaturiscono dall’unica ed eterna
Volontà Divina, che non si distingue
nelle tre Persone Divine. La Divina
Volontà scaturisce dall’unico Principio
Eterno, che attraverso il Figlio e lo
Spirito Santo, viene partecipata come
dono alle creature, che liberamente la
vogliono vivere.
4.Eucaristia Mistero di Luce
L’apparizione ad Emmaus mette a fuoco il
primo mistero Eucaristico che deve
essere presente nella devozione del
Popolo di Dio: Mistero di Luce. Gesu
stesso si definisce luce del mondo
(GV. 8, 12). Questa sua proprietà
mentre viene messa in evidenza nella
trasfigurazione e Risurrezione, ove
chiaramente si evidenzia la sua
divinita’ e la sua gloria, nella
Eucarestia è velata.
Il Mistero Eucaristico cosi’ diventa per
eccellenza il mistero della fede.
Attraverso il suo totale nascondimento
Cristo si fa mistero di luce e di grazia
tramite cui il credente è introdotto
nella vita divina. L’Eucarestia è luce
perchè nella S. Messa si imbandiscono
due mense: la mensa della Parola e la
mensa del Pane. Cio’ viene evidenziato
nel discorso di Cafarnao ove viene
presentato il Suo mistero di Figlio di
Dio e il Mistero Eucaristico, “La
Mia Carne è vero cibo il Mio Sangue è
vera bevanda”. ( Gv 6,55).
Furono queste affermazioni a mettere in
crisi i discepoli e l’uditorio e nello
smarrimento generale risuonano le parole
di Pietro: “Signore da chi andremo?
Tu solo hai parole di vita eterna”(Gv.
6,68). Nei discepoli di Emmaus la
parola precede lo Spezzare il Pane:
Resta con noi Signore. La Chiesa
nella sua saggezza ha sempre voluto che
la mensa della parola aprisse ai fedeli
abbondantemente i tesori della sacra
scrittura. Le comunità cristiane
facciano una profonda verifica, infatti,
non basta proclamare la Parola se essa
non avviene con una previa preparazione
nell’ascolto devoto, nel silenzio;
elementi necessari affinché la parola
tocchi le fibre più nascoste dell’uomo.
5.Il Mistero
Eucaristico si rivela attraverso i segni
E’ significativo
che i discepoli di Emmaus riconoscono il
Signore nello spezzare il pane dopo aver
ascoltato abbondantemente durante un
lungo tragitto, la Sua Parola, che
riscaldò i loro cuori. Così avviene
durante la mensa della parola: i cuori
vengono riscaldati ed aperti alla luce
della parola di Dio e l’Eucarestia si
attua in un contesto dinamico di segni.
E’ attraverso questi segni che il
Mistero si apre agli occhi del credente.
Nell’uomo può essere sempre presente la
tentazione di ridurre la Santissima
Eucaristia alle proprie dimensioni e ai
propri bisogni, mentre è chiaro che deve
essere l’uomo ad aprirsi alle dimensioni
del Mistero. Il Mistero Eucaristico non
può sopportare diminuzioni ed ambiguità.
6.Convivialità
Una delle
dimensioni eucaristiche è il convito.
Infatti l’Eucarestia nasce nel Giovedì
Santo, nel contesto di una cena, per cui
porta nella Sua natura strutturale il
senso della convivialità: “Prendete
e mangiate…(Mt. 26,…26)
prendete e bevetene tutti (Mt.
26,…27)”. Tutto questo esprime il
rapporto di comunione che Dio ha
privilegiato e che ha stabilito con gli
uomini. Mentre noi dobbiamo sviluppare
questo rapporto tra di noi senza
differenze di razza o di civiltà.
Tuttavia l’Eucarestia non è
soltanto convivialità, ma anche un
concetto profondo sacrificale. In questo
pane spezzato e donato, Cristo si
presenta alla Sua Chiesa come Sacrificio
unico ed irrepetibile sulla vetta del
Golgota
anche se è evidente che nel pane
spezzato è presente il Risorto. L’Eucarestia
porta i segni della Passione, che nella
S. Messa diventa memoriale, come la
liturgia esclama: “annunziamo la
Tua morte, Signore, proclamiamo la Tua
Resurrezione (dal Messale
Romano)”. L’Eucarestia non si
esaurisce nella convivialità e nel
memoriale della Passione perché
attualizza il passato e allo stesso
tempo ci proietta nel futuro, nella
Parusia, al termine della storia. Questo
aspetto escatologico dà al Sacramento un
dinamismo tale da infondere nel cammino
cristiano la speranza.
7.Cristo
è sempre presente nella sua Chiesa
L’Eucarestia
mette alla prova la fede del cristiano e
il Mistero della presenza reale. La
Chiesa da sempre proclama che sotto le
specie eucaristiche è nascosta la
presenza reale di Gesù. E’ una presenza
vera, reale. Per questo la fede ci
esorta di essere davanti all’Eucarestia
con la certezza che siamo davanti a
Cristo Gesù.
Ed è proprio questa presenza che
dà valore alle altre dimensioni:
convito, memoriale della Pasqua,
anticipazione della fine dei tempi, che
certamente hanno un significato che
supera il semplice simbolismo. L’Eucarestia
dunque è Mistero di presenza che attua
la promessa di Gesù: “Io sono con Voi,
fino alla fine dei tempi”.
E’ anche vitale
per la Chiesa sviluppare un culto
eucaristico al di fuori della Santa
Messa avente presente la consapevolezza
di trovarsi davanti alla presenza reale
di Cristo. Il cristiano deve
testimoniare questa fede con la voce, la
preghiera, con i gesti, le opere, con i
movimenti, il silenzio, con tutto il suo
comportamento ed è necessario che l’Eucarestia
sia trattata col massimo rispetto. La
presenza di Gesù nel Tabernacolo deve
diventare un polo di attrazione per
numero sempre maggiore di fedeli. E’
bene innamorarsi di Lui che racchiude in
sé tutta la bellezza possibile ed essere
capaci di stare in adorazione per lungo
tempo ascoltando la sua voce, sentendo i
suoi palpiti (Gustate e vedete quanto
è buono il Signore: Salmo 33).
Bisogna rimanere prostrati davanti al
Tabernacolo per riparare con la fede e
con il nostro affetto le trascuratezze,
le dimenticanze e gli oltraggi nostri e
altrui.
La Croce salvezza e segno
salvifico
1.Valore
immenso della Croce
Se ogni anima sapesse o comprendesse il
bene immenso che contiene la croce e
come questa rende preziosa un’anima, che
come gemma inestimabile, acquista un
valore sempre più alto, nella misura in
cui quest’anima accetta le sofferenze,
che la croce comporta. Infatti nostro
Signore Gesù Cristo, lasciando il regno
dei celi, viene sulla terra, non in
mezzo alle ricchezze, piacere, potere ma
ebbe a se carissime: la croce, la
povertà, la sofferenza e l’ignominia.
La croce rende l’anima bellissima, la
croce dona all’anima i lineamenti più
belli, che si possono trovare sia nel
cielo che sulla terra, e l’anima è così
bella nella sua perfezione da innamorare
lo stesso Dio che contiene in sé tutte
le bellezze. Se un’anima, vuol essere
piena di ricchezze inestimabili per
tutta la sua vita, deve mettere sulle
sue spalle la croce che gli
somministrerà tutti quei dolori e quelle
sofferenze e incomprensioni, che gli
faranno incontrare sempre croci più
pesanti, che la condurranno sulla vetta
della perfezione.
L’anima, che accetta di portare la croce
sulle sue spalle, aiuta il redentore a
redimere il mondo e sulla croce
dell’anima, cadono rendendola sempre più
pesante, tutte le scelleratezze degli
uomini.
Questa croce si bacia con la croce di
Cristo e diventa luce per le genti.
Molti peccatori si salvano e molte anime
del Purgatorio spiccano il volo verso il
cielo.
Quanto bene fanno queste anime che
vivendo la volontà di Dio accettano di
portare sulle loro spalle la croce per
la conversione degli uomini.
Frutto della Croce è l’Eucarestia, Gesù
dice alla serva di Dio: “ il tuo
refrigerio sono io, il mio refrigerio è
il tuo patire; il sacramento della
Eucarestia è il frutto della Croce,
perciò Mi sento più disposto a
concederti il patire quando ricevi il
mio corpo. Il tuo patire non mistico, ma
reale continua in te
la Mia passione a favore delle anime,
questo è per me un grande sollievo,
perché raccolgo il vero frutto della Mia
Croce e della Eucarestia”.
E Gesù aggiunge: “quanto è bella
l’anima! Quanto più cresce nella
bellezza del suo patire, tanto più Mi è
cara! I miei occhi restano feriti nel
guardarti perché scorgono in Te
la Mia stessa immagine.
(9 marzo 1900)
2.L’accettazione della Croce non
scalfisce la libertà dell’uomo
Gesù così
parla a Luisa: “Figlia
mia, i carnefici poterono lacerare il
Mio Corpo, insultarmi, calpestarmi,
ecc… ma non poterono toccare né la
Mia Volontà né il Mio amore, volli che
questi fossero liberi affinché come due
correnti potessero correre, senza che
nessuno potesse essere loro di
impedimento, riversandoMi a bene di
tutti, anche gli stessi nemici, ho! Come
trionfava la Mia Volontà, il Mio amore
immenso ai nemici, loro mi colpivano con
i flagelli ed IO colpivo i loro cuori
col Mio amore e li incatenavo con la Mia
Volontà; loro Mi pungevano la testa con
spine ed il Mio amore accendeva la luce
nelle loro menti per farMi conoscere;
loro mi aprivano piaghe ed il Mio amore
sanava le piaghe delle anima loro; loro
Mi davano morte ed il Mio amore
restituiva loro la vita, tanto, che
mentre spiravo sulla Croce, le fiamme
del Mio amore toccando il loro cuore li
costrinse a prostrarsi innanzi a Me ed a
confessarMi per vero DIO.
Mai
Fui così Glorioso e Trionfatore come lo
Fui nelle pene nel corso della Mia vita
mortale quaggiù.
Ora
figlia Mia a Mia somiglianza ho dotato
l’anima libera nella volontà e
nell’amore sicché gli altri possono
impadronirsi dell’operato esterno della
creatura, ma dell’interno, della
volontà, dell’amore, nessuno, nessuno ed
IO stesso la volli libera in questo,
affinché liberamente senza costrizione
questa volontà e questo amore potessero
correre verso di Me ed immergendosi in
Me potessero offrirMi gli atti più
nobili e puri che la creatura può darMi.
Essendo IO libero e l’anima pure libera
(l’uomo), possiamo riversarci a vicenda
e correre, correre verso il cielo, per
amare e glorificare il PADRE e dimorare
insieme con la Trinità Sacrosanta; verso
la terra per fare bene a tutti, correre
nei cuori di tutti per colpirli d’amore
e con la volontà incatenarli e fare
conquiste, sicché dote più grande non
potevo dare alla creatura.
Ma dove la creatura può
fare più sfoggio di questa libera
volontà e di questo amore? Nel patire,
l’amore cresce la volontà s’ingigantisce
e come regina regge se stessa lega il
Mio Cuore e le Sue pene, come corona, Mi
circondano, Mi impietosiscono e Mi
faccio dominare, sicché non so resistere
alle pene di un’anima amante e come
regina, la tengo al Mio fianco ed è
tanto il dominio di questa creatura
nelle pene che queste ultime le fanno
acquistare modi nobili, dignitosi,
insinuanti, eroici, disinteressati,
simili ai Miei modi, e le altre creature
fanno a gara a farsi dominare da quest’anima.
Quanto più l’anima opera con Me, sta
unita a Me, s’immedesima in Me, tanto
più Mi sento assorbito da quell’anima,
sicché come pensa Mi sento assorbire il
Mio pensiero nella sua mente; come
guarda, come parla, come respira, così
mi sento assorbire lo sguardo , la voce,
il respiro, l’azione , il passo, il
palpito, e tutto Mi assorbe e mentre Mi
assorbe fa sempre acquisto dei Miei
modi, della Mia somiglianza ed IO vado
continuamente rimirandoMi in lei e trovo
Me Stesso. ( 30 dicembre 1916).
5.La sublimità della Croce
La Croce sofferta da nostro
Signore, liberò l’uomo dalla schiavitù
del demonio e lo unì alla divinità in
modo indissolubile;
la Croce è feconda e partorisce
la grazia;
la Croce è luce e allontana
l’uomo dalle cose terrene e gli svela
l’eterno;
la Croce è fuoco e incenerisce
tutto ciò che non è di Dio e svuota il
cuore dell’uomo di ogni cosa per
riempirlo della sua grazia;
la Croce è una moneta
inestimabile che arricchisce chi la
possiede perché l’unica moneta che corre
in cielo è la croce sofferta sulla
terra;
la Croce non solo fa conoscere
l’uomo ma gli da la grazia di conoscere
Dio;
la Croce ha in sé innestato tutte
le virtù;
la Croce è la nobile cattedra
dell’Increata Sapienza di Dio che
insegna le dottrine più alte, più
sublimi;
la Croce svela i misteri più
nascosti, le cose più recondite, la
perfezione più perfetta nascosta ai
dotti e ai sapienti del mondo;
la Croce è acqua benefica che
purifica, somministra il nutrimento a
tutte le virtù, le fa crescere e le
accompagna all’eternità;
la Croce è come la rugiada
celeste che conserva e abbellisce il
giglio della purezza;
la Croce è l’alimento della
speranza;
la Croce è fiaccola della fede
operante e fa mantenere sempre acceso il
fuoco della carità;
la Croce mette in fuga tutti i
fiumi melmosi della superbia, della vana
gloria e produce nell’anima l’umiltà più
profonda;
la Croce è l’arma più potente che
offende le forze infernali e difende
l’anima dagli artigli di Satana;
la Croce posseduta è di
ammirazione agli stessi angeli e ai
Santi e rende rabbiosi i demoni;
la Croce è il Paradiso in terra,
infatti se il Paradiso dei beati è il
cielo, il Paradiso della terra sono i
patimenti;
la Croce è la catena d’oro che
congiunge l’uomo a Dio e attua l’unione
più perfetta con Lui;
la Croce è il fuoco di Dio, che
non distrugge come il fuoco umano che
rende tutto sterile, è un fuoco fecondo
che distrugge tutto ciò che non è virtù,
ma dà vita a tutto il resto e fa
germogliare i fiori più belli, profumati
e produce frutti squisitissimi;
la Croce è tanto potente da
rendere l’anima più disponibile a
ricevere i sacramenti; infatti per
riceverli, specialmente l’Eucarestia, ci
vogliono le disposizioni adeguate e il
libero consenso dell’anima. Con la
Croce, l’anima si predispone a ricevere
le grazie di Dio che possono anche
mancare; Essa ha la virtù di disporre
l’anima alla grazia e renderla degna dei
sacramenti, che ben ricevuti attuano
quel cammino che ci porta nell’amplesso
di DIO.
Prodigi della divina volontà operante
in MARIA Santissima.
Lo Spirito Santo
è un mare immenso di eterno amore in
mezzo al quale avvenne il concepimento
della VERGINE SANTISSIMA, “Eletta
fra le elette”.
La divinità
somministrò in questa Creatura l’evento
del suo concepimento che essendo il
centro della vita di questa stupenda e
mirabile creatura, era circondata
dall’immenso ed eterno mare dell’amore
di DIO; non solo per difenderLA da tutto
ciò che potesse vulnerare la sua anima,
ma anche per dare continuamente a questa
Creatura: bellezze, grazie, potenza,
sapienza, amore e privilegi, in modo che
questa piccola natura umana potesse
essere concepita nel centro dell’amore
eterno di DIO.
MARIA si formò e
crebbe sotto il continuo influsso della
potenza dell’amore eterno di DIO.
Singolarmente,
come caso unico, dal Suo concepimento
ebbe l’uso di ragione ed il Suo Creatore
la dotò di tutte le scienze e Le fece
conoscere le gioie ed i dolori della
creazione; fin dal seno materno Ella
visse tra le braccia amorose di DIO.
MARIA,
privilegiata creatura, fu arricchita di
tutte le qualità divine e si slanciava
verso DIO senza timore, senza paura,
perché solo il peccato mette distanza
tra il creatore e le creature e
spezzando l’amore, fa perdere ogni
fiducia ed incute timore.
Il SIGNORE
costituì Questa creatura Figlia
dell’uomo, Regina del cielo e della
terra. Il creato gioì, perché gli ridava
tutto l’onore e la gloria che DIO gli
aveva conferito nella creazione.
Solo le forze
infernali piansero perché a loro
sfuggiva il dominio su Questa singolare
e gloriosa Creatura.
Il primo atto
che questa Celeste Creatura compì, fù
quello di legare la sua volontà ai piedi
del trono dell’altissimo senza neppure
volerla conoscere, perchè aveva per
rivelazione divina visto l’immenso male
che la volontà umana aveva fatto. Così
facendo, la volontà di DIO si legò a
Lei, creando fra la creatura ed il
creatore una sinfonia sublime di amore,
tanto da fare scorrere in Lei tutti i
tesori delle Sue grazie.
Nel deporre
liberamente ai piedi di DIO la Sua
Volontà, MARIA compì l’atto più bello,
più grande e più eroico che una creatura
umana potesse compiere; e DIO La elesse
Regina di tutto e di tutti.
Conclusioni
Chiudo queste mie personali riflessioni
su alcuni brani degli scritti della
serva di DIO, Luisa Piccarreta,
citandone due, tratti dal primo diario
con data 1 novembre 1899 e
del 16 luglio 1900.
In questi due piccoli brani rifulge la
giustizia e la misericordia di DIO ed il
ruolo del Santo Padre come guida
dell’umanità, anche se c’è una triste
nota attinente l’ambiente generale
civile-religioso.
La serva di DIO, guardando lo stato
tristissimo di degrado della umanità,
accetta di essere vittima, affinché
possa dare un sollievo all’umanità
sofferente. Questo degrado, dice la
Piccarreta, finirà allorquando sorgerà
il più grande trionfo della Chiesa e la
Pace; Luisa, dunque, sarà la vittima
della Divina Volontà, affinché
questo evento si realizzi.
La serva di Dio vede nelle sue visioni
la figura del Papa, il quale si trova al
di sopra di una colonna che sostiene la
Chiesa; il Pontefice viene guardato da
Luisa con grande amore ed affetto,
infatti lo vede circondato di luce che
dalla sua persona si proietta su tutti,
come dei raggi luminosi. Il Papa, fa
tutto quello che può per sostenere la
vacillante colonna e cerca di legare a
se ed illuminare tutte le persone che
dimorano sotto la stessa, anche se
qualcuno, con grande suo dolore, gli
sfugge. In questa visione profetica è
gratificante recepire l’altissima
missione del Sommo Pontefice come guida
e maestro dell’umanità, che cerca di
condurre a Dio, incatenandola con i suoi
raggi di luce.
E’ qui, che Il Signore chiama Luisa per
chiederle se vuol essere anche lei un
puntello per sostenere, con il Santo
Padre, questa colonna che traballa.
Nel brano che segue (16 luglio 1900), il
Signore consegna a Luisa le chiavi della
Giustizia e della Conoscenza di quanto è
necessario per punire gli uomini;
ecco quello che Il Signore le dice: “tu
farai quello che vuoi, come a te piace”.
La serva di Dio col ricevere le chiavi
della giustizia si trovò in mezzo ad una
luce e guardando da mezzo la stessa,
scorgeva tutti gli Attributi di Dio come
pure quello della Giustizia. Tutto era
ordinato in Dio, e capì che se la
giustizia punisce, la stessa è
espressione di un ordine; e se Il
Signore non dovesse dar corso alla sua
Giustizia, tutto rimarrebbe disordinato.
La serva di Dio, guardando la sua
miseria, si sentì un verme in mezzo alla
luce, e capì che se avesse impedito il
corso della giustizia, avrebbe creato un
tremendo disordine tra gli Attributi di
DIO, e sarebbe andata contro gli stessi
uomini che lei avrebbe voluto sottrarre
alla Giustizia; capì che
la Giustizia di Dio è amore purissimo
verso gli uomini.
La serva di Dio si trovò in una enorme
confusione e tutta imbarazzata disse al
Signore: “in questa luce capisco
diversamente tutte le cose, e se
lasciassi fare a me, rovinerei tutto;
perciò non accetto queste chiavi”.
Ed ancora rivolgendosi al Signore disse:
“una cosa Ti chiedo, di fare soffrire
me e risparmiare gli uomini; accetto le
sofferenze per la loro salvezza, del
resto non voglio sapere nulla”.
All’epoca, degli scritti sopra citati,
era Pontefice regnante LeoneXIII,
il grande Papa della “Rerum Novarum”;
è difficile separare la visione mistica
dalla profezia che si proietta nel
futuro e applicabile facilmente a tutti
i pontefici del secolo XX: uomini
santissimi che Il Signore ha regalato
alla Sua Chiesa, guide luminosissime che
Il Signore ha dato alla sua Chiesa
nonostante le tragedie perpetratesi.
Dopo Leone XIII, sale sulla cattedra di
Pietro San Pio X, col suo motto:
“restaurare Omnia in Cristo”,
intrepido difensore della Fede. Gli
successe Benedetto XV, angelo
della pace nella tragedia della prima
guerra mondiale che denuncia al mondo: “l’inutile
strage”, ammonendo i belligeranti;
Pio XI, che ripropone con forza
al mondo la figura regale di Cristo, “l’Unico
che può restaurare la vera pace”;
Pio XII, il Pastore angelico,
l’angelo che cerca di consolare e di
salvare coloro che la malizia umana,
sacrificava per diaboliche ideologie,
nella tragedia della seconda guerra
mondiale. Il Papa che grida ai
belligeranti di fermare le ostilità: “perché
tutto è perduto con la guerra”.
Giovanni XXIII, col suo agire
rispecchia una paternità universale: è
il Pontefice del Concilio che porta un
grande rinnovamento nella Chiesa.
Paolo VI,
il grande pontefice che si adopera per
realizzare l’unità della Chiesa,
divenendo pellegrino sulle strade del
mondo; Giovanni Paolo II,
succeduto a Giovanni Paolo I, che
chiude il secolo XX con un lunghissimo
pontificato.
Giovanni Paolo II
è il pontefice che sarà annoverato tra i
grandi della storia, per la sua
santissima vita, per la sua fede
monolitica, per il suo motto: “Totus
Tuus”, il grande innamorato di Maria
Santissima, Madre di Dio; il Papa della
gioventù del mondo, che nel giorno dei
suoi funerali lo ha proclamato santo;
giorni memorabili mai riscontrati a
memoria d’uomo. Il mondo si è inchinato
d’avanti al Papa che anche nella sua
sofferenza, è stato per tutti luce
luminosa di fede ed esempio per coloro
che soffrono fisicamente e moralmente.
Il mondo ha visto in lui non solo la
santità ma il Cristo sofferente e
glorificato.
Dunque, la visione che Luisa ebbe del
romano pontefice, si è realizzata
pienamente e continuerà certamente nella
Chiesa Santa di DIO.
Spero che queste mie riflessioni possano
portare un ulteriore contributo alla
diffusione e conoscenza della serva di
Dio, Luisa Piccarreta. Molto cammino si
è fatto anche se moltissimo è ancora da
farsi. Negli anni ’80, sollecitato da
Monsignor Carata, Arcivescovo di Trani,
pubblicai la mia prima piccola biografia
della serva di Dio, che ebbe un enorme
diffusione, in quanto fece conoscere a
tutti le origini ed i luoghi dove la
serva di Dio era vissuta, con notizie
inedite raccolte dalle persone che
avevano conosciuto direttamente la serva
di Dio.
L’Arcivescoco Mons. Carata, di venerata
e santa memoria, mi spronava e
m’incoraggiava continuamente a lavorare
per la diffusione della serva di Dio da
lui tanto venerata sin da quando era
seminarista presso il seminario
regionale di Molfetta, affidandomi
missioni delicatissime presso i
Tribunali Romani.
Alla prima biografia ne seguirono altre
due con la raccolta di memorie, edizioni
tutte esaurite ed a cui sono succedute
le mie riflessioni personali. Con questo
secondo volume delle mie riflessioni mi
propongo di far conoscere tutto ciò che
riguarda la serva di Dio, con un sano
discernimento di tutto il materiale
raccolto pazientemente da tutti coloro
che hanno conosciuto Luisa, la Santa.
A questo lavoro fui incoraggiato dal
Prefetto della Congregazione dei Santi,
Cardinale Palazzini, con cui ho avuto
diversi colloqui.
L’Eminentissimo Cardinale, mi riceveva
con gioia e voleva sentire parlare
dettagliatamente della Piccarreta, che
lui chiamava: “la cara Luisa”. Il
Cardinale, era venuto a conoscenza della
Piccarreta attraverso il Cardinale Cento
che era stato un “discepolo” di Luisa
con cui stava in comunicazione e non
mancava di visitarla ogni qual volta
tornava in Italia.
Concludo con le parole del Cardinale
Palazzini, “Luisa è una grande Santa, e
sarebbe di grande vantaggio per la
Chiesa, proporla come modello”.
Spero che Il Signore mi dia la
possibilità di proseguire nel mio lavoro
per la diffusione della serva di Dio e
di vederla agli onori degli altari.
P. Bernardino Bucci